Filcams e Nidil Cgil: Associazione in partecipazione: oltre cento le segnalazioni di abusi raccolte

Prosegue la campagna nazionale contro l’abuso del contratto di associazione in partecipazione lanciata da Filcams Cgil e Nidil Cgil.

Grazie a tutte le iniziative tenute in numerose città e rilanciate dal sito dissociati.it, sono state raccolte più di un centinaio di segnalazioni in pochi mesi. Alcune sono anonime denunce di utilizzo improprio di questa forma contrattuale da parte di importanti aziende del settore del commercio e del turismo, altre sono racconti che testimoniano situazioni personali difficili e che chiedono a gran voce un aiuto al sindacato.

“Purtroppo le tante dichiarazioni del Governo circa l’abrogazione delle tipologie contrattuali più precarizzanti, fatte durante la fase di definizione della riforma del mercato del lavoro, non sono state seguite dai fatti”, è quanto affermano Daria Banchieri e Roberto D’Andrea, che hanno seguito la campagna rispettivamente per Filcams Cgil e Nidil Cgil.

Il disegno di legge presentato dal governo – contrariamente a una prima cancellazione dell’associazione in partecipazione prevista dal documento presentato al Consiglio dei ministri il 23 marzo scorso – lascia praticamente inalterata questa modalità di lavoro.

Una marcia indietro, da parte del governo che lascia dunque intatta la possibilità di fare ricorso a questa forma contrattuale, usata quasi esclusivamente in violazione di lavoro dipendente.

“Le numerose segnalazioni giunte dalle lavoratrici e dai lavoratori – concludono i sindacalisti – ci spingono a continuare la battaglia intrapresa per interrompere l’abuso di questa tipologia contrattuale” proseguono i sindacati; “daremo corso alla seconda fase della campagna con l’invio delle richieste di incontro alle azienda, non appena sarà ben definito il quadro normativo”.

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Associazione in partecipazione, oltre cento segnalazioni in pochi mesi

Sono tante le segnalazioni arrivate alla Filcams Cgil e a Nidil Cgil tramite il sito dissociati.it: oltre un centinaio in pochi mesi. Alcune anonime denunce di utilizzo improprio di questa forma contrattuale da parte di importanti aziende del settore del commercio e del turismo, molte storie raccontate con la voglia e il bisogno di aiuto.
Le tante dichiarazioni circa l’abrogazione delle tipologie contrattuali più precarizzanti, fatte durante la fase di definizione della riforma del mercato del lavoro, non sono state purtroppo seguite dai fatti. Nei fatti, il disegno di legge presentato dal governo – contrariamente a una prima cancellazione dell’associazione in partecipazione prevista dal documento presentato al Consiglio dei ministri il 23 marzo – lascia praticamente inalterata questa modalità di lavoro.
Una marcia indietro, da parte del governo, che lascia dunque intatta la possibilità di fare ricorso a questa forma contrattuale, usata quasi esclusivamente in violazione di lavoro dipendente.
Anche grazie alle numerose segnalazioni giunte dalle lavoratrici e dai lavoratori, la Filcams e Nidil Cgil continueranno la battaglia intrapresa per interrompere l’abuso di questa tipologia contrattuale, contribuendo alla successiva fase di controllo da parte del sindacato che invierà specifiche richieste di incontro anche coinvolgendo, ove necessario, l’Ispettorato del lavoro.

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Associazione in partecipazione: la CGIL raccoglie numerose denunce di contratti “truffa” nei grandi marchi

Roma, 29 febbraio 2012 – Si conclude in questi giorni la prima fase della campagna “Dissòciati!”, lanciata nei mesi scorsi da NIdiL CGIL e Filcams CGIL  per denunciare l’abuso del contratto di associazione in partecipazione nel commercio e nei servizi.

Dallo scorso novembre, quando il sindacato ha dato il via alla campagna, tante sono state le iniziative promosse in diverse città d’Italia con lo scopo di informare e sensibilizzare l’opinione pubblica sull’ennesimo “stratagemma” utilizzato dalle imprese per fare concorrenza al ribasso a spese di lavoratori, per lo più giovani e donne.

Numerose le e-mail giunte al sito della campagna (www.dissociati.it), nelle quali i lavoratori hanno segnalato le aziende che utilizzano impropriamente il contratto di associazione in partecipazione in sostituzione di lavoro dipendente; si tratta per lo più di aziende associate con la formula del franchising a grandi marchi dell’intimo, dell’abbigliamento, dell’arredamento, profumerie, erboristerie e prodotti per il corpo e per la casa.

“Siamo di fronte a un fenomeno – commenta il segretario confederale CGIL Fulvio Fammoni – di vera e propria elusione di lavoro dipendente, come dimostrano anche le sentenze della Cassazione che si stanno susseguendo e che invariabilmente riconoscono la natura subordinata dei rapporti ‘mascherati’ dalle associazioni in partecipazione”.

“Esiste già nei codici – continua Fammoni – la possibilità, per chi vuole fare impresa, di associarsi. Queste tipologie contrattuali, al contrario, non hanno nulla a che vedere né con l’impresa né tantomeno con la flessibilità, ma sono meri tentativi di elusione del contratto collettivo nazionale. Non a caso, in questa fase di confronto col governo stiamo infatti ribadendo la necessità ridurre le tipologie di lavoro, a partire da quelle più precarizzanti come l’associazione in partecipazione; una forma che talvolta espone i lavoratori anche al rischio di dover pagare le perdite dell’attività”.

Chiusa la prima fase della campagna, quella di sensibilizzazione e raccolta delle segnalazioni, Filcams CGIL e NIdiL CGIL aprono ora la seconda fase, quella dell’intervento diretto, inviando alle aziende richieste di incontro finalizzate alla verifica dell’effettivo abuso contrattuale.

In questa seconda fase sarà anche importante il coinvolgimento degli Ispettorati del Lavoro Provinciali: esemplare in tal senso quanto avvenuto a Napoli, dove è stata data vita a una collaborazione fra il sindacato e l’Ispettorato, volta a segnalare tutte le criticità legate all’utilizzo elusivo di questo tipo di contratti.

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